lunedì 5 dicembre 2011

Dicono gli atlanti che la Sicilia è un'isola e sarà vero, gli atlanti sono libri d'onore.

Si avrebbe però voglia di dubitarne, quando si pensa che al concetto d'isola corrisponde solitamente un grumo compatto di razza e costumi, mentre qui tutto è dispari, mischiato, cangiate, come nel più ibrido dei continenti.

Vero è che le Sicilie sono tante, non finiremo mai di contarle. Vi è la Sicilia verde del carrubbo, quella bianca delle saline, quella gialla dello zolfo, quella bionda del miele, quella purpurea della lava.

Vi è una una Sicilia “babba”, cioè mite, fino a sembrare stupida; una Sicilia “sperta”, cioè furba, dedita alle più utilitarie pratiche della violenza e della frode. Vi è una Sicilia pigra, una frenetica; una che si estenua nell'angoscia della roba, una che recita la cita come un copione de carnevale; una, infine, che si sporge da un crinale di vento in un accesso di abbagliato delirio...

Tante Sicilia, perché? Perché la Sicilia ha avuto la sorte di trovarsi a far da cerniera nei secoli fra la grande cultura occidentale e le tentazioni del deserto e del sole, fra la ragione e la magia, le temperie e il sentimento e le canicole della passione.

Soffre, la Sicilia, di un eccesso d'identità, né so se sia un bene o un male.

Certo per chi ci è nato dura poco l'allegria di sentirsi seduto sull?ombelico del mondo, subentra presto la sofferenza di non sapere districare fra mille curve e intrecci di sangue il filo del proprio destino.

Capire la Sicilia significa dunque per un siciliano capire se stesso, assolversi o condannarsi. Ma significa, insieme, definire il dissidio fondamentale che ci travaglia, l'oscillazione fra claustrofobia e claustrofilia, fra odio e amor di clausura, secondo che ci tenti l'espatrio o ci lusinghi l'intimità di una tana, la seduzione di vivere la vita come un vizio solitario. L'insularità, voglio dire, non è una segregazione solo geografica, ma se ne porta dietro altre: della provincia, della famiglia, della stanza, del proprio cuore. Da qui il nostro orgoglio, la diffidenza, il pudore; e il senso ci essere diversi.

Diversi dall'invasore (che è più alto: il normanno non si può prenderlo a pugni, si può solo colpirlo al ventre con un coltello...); diversi dall'amico che viene a trovarci ma parla una lingua nemica; diversi dagli altri, e diversi anche noi, l'uno dall'altro, e ciascuno da se stesso. Ogni siciliano è difatti un'irripetibile ambiguità psicologica e morale. Così come l'isola tutta è una mischia di lutto e luce. Dove è più nero il lutto, ivi è più flagrante la luce, e fa sembrare incredibile, inaccettabile la morte.

Altrove la morte può forse giustificarsi come l'esito naturale d'ogni processo biologico; qui appare uno scandalo, un'invidia degli dei.

Da questa soperchieria del morire prende corpo il pesismismo isolano, e con esso il fasto funebre dei riti e delle parole; da qui qui nascono perfino i sapori di tossico che lascia i bocca l'amore. Si tratta di un pessimismo della ragione, al quale quasi sempre si accompagna un pessimismo della volontà. Evidentemente la nostra ragione non è quella di Cartesio, ma quella di Gorgia, di Empedocle, di Pirandello. Sempre in bilico tra mito e sofisma, tra calcolo e demenza; sempre pronta a ribaltarsi nel suo contrario, allo stesso modo di un'immagine che si rifletta rovesciata nell'ironia di uno specchio.

Il risultato di tuto questo, quando dall'isola non si riesca o non si voglia fuggire, è un'enfatica solitudine. Si ha un bel dire che la Sicilia si avvia a diventare Italia (se non è più vero, come qualche savio sostiene, il contrario). Per ora l'isola continua ad arricciarsi sul mare come un'istrice, coi suoi vini truci, le confetture soavi, i gelsomini d'Arabia, i coltelli, le lupare. Inventandosi i giorni come momenti di perpetuo teatro, farsa, tragedia o melodramma.

Ogni occasione è buona, dal comizio alla partita di calcio, dalla guerra di santi alla briscola in un caffè.

Fino a quella variante perversa della liturgia scenica che è la mafia, la quale, fra le sue mille maschere, possiede anche questa: alleanza simbolica e fraternità rituale, nutrita di tenebra e nello stesso tempo inetta a sopravvivere senza le luci del palcoscenico.

E' di questa dimensione teatrale del vivere che ci deriva, altresì, la suscettibilità ai fiaschi, agli applausi, all'opinione degli altri; e la vergogna dell'onore perduto; e la vergogna di ammalarsi...

Non è tutto, vi sono altre Sicilie, non finiremo mai di contarle. (Gesualdo Bufalino)

domenica 17 luglio 2011

"Moira? la forma compiuta del nostro destino, i suoi contorni.
Il compito che gli dei ci assegnano e la porzione di gloria che ci consentono;
i limiti che non dobbiamo oltrepassare e la fine stabilita per noi.
Moira è tutte queste cose."

domenica 26 giugno 2011

riflessioni zen di momenti zen...


Riscoprirsi per caso in un sabato pomeriggio con gli amici di sempre.

Riscoprire me stessa, il mio modo di essere, di fare, di parlare, di sorridere, di scherzare.
E riscoprirlo senza ansie, senza impostazioni, senza impalcature, semplicemente quello che c'è e che esce fuori nel modo più spontaneo possibile.
Essere me stessa e non sentirsi addosso nessuno sguardo che spesso non è d'amore per come sei ma di severità e rimprovero, uno sguardo pesante che ti dice come dovresti essere.
Essere me stessa con gli amici di sempre e ritrovarli in un posto di altri tempi tra la natura e l'arte.
Tra cose genuine e risate genuine, è così che voglio immaginarmi in un domani, con la mia essenza viva e non schiacciata, perchè questo è l'unico modo per stare bene, per sentirsi vivi.

Le persone non sono di nessuno, le persone devono essere libere e nella loro libertà sentirsi vive e scegliere.

giovedì 2 giugno 2011

Eh sì...
Quando la merda torrenziale te la ritrovi attorno l'unica soluzione è chiudere!

Chiusura necessaria per non cadere nelle merda, chiusura necessaria per non farsi male e per salvaguardarsi la dignità.
E ad un certo punto si alzano le spalle, si ripensa al perchè e si capisce che non c'è altro modo che quel gesto.
Momenti di osservazione del mondo e delle persone, mi scopro un nuovo modo di osservare, un nuovo modo di domandare.

Osservo. Osservo ciò che mi passa accanto. Osservo occhi, molti occhi, i movimenti vispi, allegri, spenti, delusi, confusi, tristi, stanchi degli occhi delle persone.

Domando. Domando molte cose. Domando agli altri come fanno e come hanno fatto, e solo raramente vedo sincera essenza, più spesso svelo e scopro vite imbellettate nelle apparenze. Domando a me come, dove, quando.

Cercando di ritrovare l'essenza mi chiudo alla merda torrenziale che mi circonda.

sabato 28 maggio 2011

La notte è uguale al giorno

Se la misura è colma, il calcolo nell’ombra farà un’altra conta, 
cercando altre strade, paesi e contrade…
Paesi delle fate, questa notte vi amerò...




di tasca in tasca senza capire, dove vado a finire, in quale borsa benedire…
Ancora un sabato mattina in una città straniera.
Ancora una volta aprire gli occhi essere in un luogo e pensarne ad un altro.
I momenti di lentezza forse non dovrebbero esserci mai, in realtà, sono quelli dell'inquietudine.
Sabato mattina di lentezza in una città straniere.
Città di mare, di gabbiani, di stranieri, città inquieta anche lei.

"Dall'italia mi separava una strada costiera, dal mondo una frontiera vicina. Uscire da questa conchiglia fu per me ripetere il travaglio della nascita..."

giovedì 26 maggio 2011

Me llaman el desaparecido
Que cuando llega ya se ha ido
Volando vengo, volando voy
Deprisa deprisa a rumbo perdido
Cuando me buscan nunca estoy
Cuando me encuentran yo no soy
El que está enfrente porque ya
Me fui corriendo más allá
Me dicen el desaparecido
Fantasma que nunca está
Me dicen el desagradecido
Pero esa no es la verdad
Yo llevo en el cuerpo un dolor
Que no me deja respirar
Llevo en el cuerpo una condena
Que siempre me echa a caminar
Me llaman el desaparecido
Que cuando llega ya se ha ido
Volando vengo, volando voy
Deprisa deprisa a rumbo perdido
Yo llevo en el cuerpo un motor
Que nunca dejade rolar
Yo llevo en el alma un camino
Destinado a nunca llegar
Me llaman el desaparecido
Cuando llega ya se ha ido
Volando vengo, volando voy
Deprisa deprisa a rumbo perdido
Perdido en el siglo... siglo XX... rumbo al XXI


mercoledì 18 maggio 2011

Oltre-tutto dentro me

Non esiste alba abbastanza chiara
Non esiste notte abbastanza scura
Non esiste luce che possa illuminarmi
Non esiste sguardo che possa ferirmi

Tutto è dentro me.

Non esiste amore abbastanza grande
Non esiste giorno abbastanza lungo
Non esiste nulla che possa interessarmi
Non esiste nulla,no,perchè..

Tutto è dentro me.

Non esiste cibo che possa sfamarmi
Non esiste amore abbastanza grande ma quando io ti guardo tutto quanto cambia.
Quando io ti guardo il tempo si ferma.

Tu sei dentro me.Ancora dentro me.Tu sei dentro me.


venerdì 6 maggio 2011

Going up, going down

Lascia i tuoi sogni sul comodino oggi,  la sveglia è presto ma mai troppo tardi per ricominciare, forse li ritroverai qui, che importa? Forse andrai su, forse un po' più giù.
Questo è il viaggio, un lungo lungo viaggio... oltretutto c'è ancora tanto da scoprire, oltretutto c'è ancora tanto da vivere. E tutto ciò che si muove intorno a te non lo puoi fermare, tutto ciò che va su e tutto quello che va giù, non lo puoi fermare. Tutto vive al di fuori di te. Lascia i sogni sul comodino oggi, la sveglia è presto ma mai troppo tardi per mettersi in viaggio.

mercoledì 4 maggio 2011

Riflessione


Il mondo è di chi non sente. La condizione essenziale per essere un uomo pratico è la mancanza di sensibilità.

La decadenza è la perdita totale dell'incoscienza; perché l'incoscienza è il fondamento della vita. Il cuore, se potesse pensare, si fermerebbe.

Nuvole... Esisto senza che io lo sappia e morirò senza che io lo voglia. Sono l'intervallo tra ciò che sono e ciò che non sono, fra quanto sogno di essere e quanto la mia vita mi ha fatto essere, la media astratta e carnale fra cose che non sono niente, più il niente di me stesso. Nuvole... Che inquietudine se sento, che disagio se penso, che inutilità se voglio!

domenica 1 maggio 2011

stanze

Via Matteotti 15, scordia, catania.
Via Pacini 65, catania, italia.
Calle Pintor Ribera 5, oviedo, espana.
Via Francia 17, sanremo, italia.

How many rooms in the life?



domenica 17 aprile 2011

mastica e sputa

...luce luce lontana
più bassa delle stelle
quale sarà la mano
che ti accende e ti spegne...

venerdì 8 aprile 2011

Preparations for a journey


Il biglietto è sulla scrivania,
i sentimenti sono quelli di sempre...

Voltarsi ancora una volta e lasciare qualcosa e conquistarne qualche altra.
Lasciare delle cose che sembrano però rimanere immutate nel tempo, sembrano restare lì uguali sempre a se stesse ed aspettare il ritorno.
Libri, musica, fotografie che stanno sugli scaffali di una libreria.
Ogni cosa al proprio posto, il posto di sempre.
La polvere gli si posa sopra ma il tempo non li invecchia nè gli da una nuova posizione, solo li ingiallisce un po'.
Persone di sempre, che come sempre li ritrovi lì.
Eppure la sensazione questa volta ha un colore diverso, ha il colore di un'immagine sbiadita di qualcosa che si lascia e non si riesce più a ritrovare con nitidezza.
La sensazione questa volta è di non ritrovare più le cose che si lasciano al posto in cui si sono lasciate...

Partire per capire il mio posto, per cercarlo, per trovarlo.

E.

martedì 5 aprile 2011

E poi capita che tutti i tasselli trovano la loro giusta posizione...

venerdì 1 aprile 2011

martedì 29 marzo 2011

Solo vanità


Ho messo il mio cuore a cercare e a domandare
con sapienza tutto ciò che avviene sotto il sole
Trattenimento doloroso, questo, che Dio ha dato
ai figli dell'uomo perché in esso si affatichino.

E pensavo in cuor mio e dicevo:
Ecco, io sono conosciuto per aver acquistato vasta sapienza.

Ho interrogato la sapienza e la scienza,
la stupidità e la follia ed ho capito che
anche questo è un affaticarsi in vano.
Dove c'è molta sapienza c'è molto tormento
e chi accresce il sapere aumenta il dolore.
(qohelet)

domenica 27 marzo 2011

martedì 22 marzo 2011

Oltre-guerra



E voi che avete abbandonato il senso falso delle cose
per cercare il vero che non avete ancora trovato...siete maledetti!
Eccoli i pini cresciuti in una stanza di cemento, 
nutriti da una luce fioca che filtra da finestre di piombo, convinti di essere farfalle pur di assaporare la libertà.
Schiavi! 
Incatenati da una moltitudine di non sensi figli di un pensiero padrone. Dove potrà mai portare questa insaziabile ricerca della verità? 
A scandagliare i limiti per porne di nuovi sempre più in là, sempre più oltre.
Ma solo per avere nuovi limiti?
E l'umanità afferma se stessa e si sviluppa con la supremazia della tecnologia, più siamo tecnologici più siamo sviluppati, più siamo sviluppati più siamo tecnologici, più abbiamo armi potenti più ci sentiamo sicuri, non importa il resto... a chi importa il resto? Aperture mentali e degenerazione su degenerazione, è giusto così!?...è l'ineluttabile sviluppo che ci hanno imposto, o che ci siamo imposti? L'umanità che cresce e si sviluppa: auto, moto, computer, guerra, porno, alcool, droghe, televisione, cemento, cellulare, palmare, consumo e consumo su consumo, accumulo, accumulo su accumulo, spazzatura...montagne  di spazzatura, discariche abusive, inquinamento, guerra per le risorse energetiche,  area irrespirabile, paesaggi distrutti, corpi venduti e menti corrotte... per cosa? Nessuna etica, nessuna morale; uno scopo? 
Benvenuti spettatori al teatrino dell'assurdo, un lieve sentore di autodistruzione vi attanaglia il cervello? 
Vorreste abbandonare tutto adesso?!Per fuggire dove esattamente? Cambiare vita e direzione, abbandonare il senso falso delle cose per cercare il vero. Abbiamo coscienza adesso?
Chi ce l'ha sarà solo un altro maledetto sulla strada del non senso? 

domenica 20 marzo 2011

Non dormo mai: vivo e sogno, o meglio,
sogno da sveglio e nel sonno, che è anch'esso vita.
Non c'è distinzione nella mia coscienza:
sento ciò che mi circonda, se non dormo ancora,
o se non dormo bene;
comincio subito a sognare appena mi addormento.
In tal modo io sono un perpetuo srotolarsi di immagini,
connesse o sconnesse,
che fingono sempre di essere esterne,
alcune collocate fra gli uomini e la luce se sono sveglio,
altre collocate fra i fantasmi e l'oscurità che si vede,
se sto dormendo.
Non so proprio come distinguere una cosa dall'altra,
non potrei affermare se dormo quando sono sveglio,
o se sono sveglio quando dormo.

sabato 19 marzo 2011

E in effetti le cose belle durano sempre poco...

Attimi di magia e di perfezione all'interno dei quali per una serie di incastri pefetti ti ritrovi a toccare il cielo con un dito.
O forse quegl'incastri perfetti li hai seminati tu nel tempo senza nemmeno accorgertene e poi ti ritornano in un istante di straordinaria follia e perfezione.

E in effetti le cose più belle durano sempre poco, sono i sette minuti di una discussione con davanti persone sconosciute e dietro persone che invece in qualche modo sono con te da sempre.

E in effetti le cose più belle durano sempre poco e per questo sono le cose migliori.

Grazie a tutti!
E.

sabato 12 marzo 2011

Tesa come una corda di violino.
Tensione che parte dallo stomaco, passa in ogni nervo del mio corpo e poi esce fuori.
Tensione che si sente in ogni singolo mattone di questa casa,
tensione in ogni singolo angolo di questo posto,
tensione in ogni espressione del mio volto.

A pensarci bene però le corde del violino in tensione generano qualcosa di soave, di sublime.
Forse ad ogni tensione corrisponde un sublime o forse per arrivare al sublime bisogna essere in uno stato di tensione.
Ai posteri l'ardua sentenza.

venerdì 11 marzo 2011

Oltre-Chisciotte


Se, Don Chisciotte della mancia, si fosse reso conto preventivamente di aver intrapreso una battaglia contro i mulini a vento, avrebbe sicuramente esclamato: "ma chi me lo fa fare?" e accendendosi una sigaretta se ne sarebbe tornato a casa fischiettando, contento di non aver perso troppo tempo inutilmente. Allora  forse è meglio che non se ne renda conto mai, e continui a sognare di grandi lotte e  della grande gloria per la vittoria che non avrà? Ma ne varrà poi la pena di combattere delle battaglie perse solo per il gusto sadico degli spettatori di vederlo schiantato in qualche pala ruotante? E allora pensiamo come Sancho, pronti immediatamente a destarlo e ripetergli...ma chi te lo fa fare? Ma è solo per non sentirci complici indegni di una indegna sconfitta? Forse qualcuno spinto da chissà quale delirante dissociazione forzata dalla realtà, lo sosterrebbe in tutte le battaglie pretendendo l'aiuto sconsiderato di tutti i Sancho di turno, con l'illusione che l'unione fa la forza, ma alla prima battaglia persa tergiversando sospirerà, troppo complesso per noi l'oggi... ci penserà qualcuno domani! 



Oltretutto c'è un tutto,
oltretutto due sedie in riva al mare,
oltretutto due sedie e una bottiglia di vino,
oltretutto ho me,
oltretutto sabali, non sapendo bene cosa sia...